La Nuova Sardegna 29 settembre 2010
I periti del tribunale confermano la tesi accusatoria del pubblico ministero
" Casu è morto perchè legato al letto"
Cagliari. Sembrava un processo destinato a chiudersi con l'assoluzione degli imputati, ma ore è arrivata la relazione elaborata dai periti del tribunale a gettare una cupa ombra accusatoria sui due medici che il pm Giangiacomo Pilia ritiene responsabili della morte di Giuseppe Casu, il fruttivendolo di Quartu Sant'Elena morto il 22 giugno 2006 nel servizio di psichiatria dell'ospedale Santissima Trinità dopo sei giorni di contenzione fisica e trattamente farmacologico.
I periti Rita Celli, Guglielmo Occhionero e Elda Feyles, nominati dal giudice monocratico Simone Nespoli, confermano – secondo l'Agenzia Italia, che ha anticipato la notizia - la tesi dell'accusa e fanno riferimento a "una contenzione troppo prolungata e un decesso, causato da un evento cardiaco acuto, prevedibile e prevenibile".
La vicenda è nota. Casu arrivò a Is Mirrionis per un trattamento sanitario obbligatorio disposto dal sindaco di Quartu ed eseguito in piazza IV Novembre il 16 giugno 2006.
Era molto agitato e secondo i medici in preda a crisi difficili da gestire che lo rendevano violento e pericoloso, per se e per i medici.
Per questo fu legato al letto. Morì per "insufficienza cardiaca correlabile ad un'aritmia, evento compatibile con gli effetti collaterali dell'azione del principio attivo dell'aldoperidolo" scrivono i periti del tribunale nella relazione di 55 pagine depositata ieri mattina e che sarà disussa in aula il prossimo 11 ottobre: "Fu la carenza organizzativa – si legge nel documento – tradottasi in un difetto di assistenza nella fase diagnostica, a determinare il decesso e per tanto è da riconoscersi la responsabilità in capo ai curanti del predetto servizio nel determinismo dell'evento. Evento di per se stesso, data la natura del trattamento psicofarmacologico, prevedibile e prevenibile".
Proseguono i periti: "Nel caso del paziente Casu, non ricorre quasi mai il requisito dell'attualità del pericolo di vita che avrebbe motivato una contenzione – spiegano riguardo alla necessità di tenerlo legato al letto – perchè il paziente delirava e dunque al più avrebbe delirato con maggiore intensità. E non risulta in letteratura che mai nessuno sia morto per delirio o allucinazioni".
Le conclusioni sono queste: "Costringere a letto una persona non è un atto medico salvo pericolo attuale di vita e non sono giustificabili interventi preventivi".
Questo blog è solo l'inizio di quella che, terminati i gradi giudiziari, diventerà la storia che personalmente racconterò....un libro che è già nella mia testa...
giovedì, settembre 30, 2010
domenica, agosto 08, 2010
giovedì, agosto 05, 2010
CAGLIARI, TORNA L'INCUBO DELLE CONTENZIONI FISICHE. INTERROGAZIONE
Il Pd lancia l'allarme sui metodi utilizzati in uno dei due reparti psichiatrici dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Qualche anno fa, proprio in quel reparto, un paziente era morto dopo un ricovero forzato e sette giorni legato al letto
CAGLIARI - Torna in Sardegna l'incubo delle contenzioni fisiche. Dopo la tragedia di qualche anno fa, con la morte dell'ambulante Giuseppe Casu, stroncato da una trombo-embolia polmonare dopo sette giorni consecutivi di contenzione, legato con le cinghie nel letto del reparto psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari (episodio su cui sono ancora in corso due processi nelle aule del Tribunale di Cagliari), nell'Isola riesplode il caso dei metodi utilizzati nei Servizi psichiatrici diagnosi e cura sardi. Con un'interrogazione urgente presentata in Consiglio regionale, quattro esponenti del Partito democratico (Marco Espa, Mario Bruno, Pierluigi Caria e Valerio Meloni) hanno puntato nuovamente i fari sulla questione, dopo che in precedenza già Gisella Trincas (responsabile dell'associazione che rappresenta i familiari dei pazienti psichiatrici) era tornata sull'argomento.
"Avendo appreso che nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari - scrivono nell'interrogazione - sembra si pratichi tuttora la contenzione nei confronti di pazienti ricoverati in trattamento sanitario obbligatorio, con i gravi rischi che tale pratica può comportare, oggettivamente per la vita delle persone. Stando all'evidenza di ciò che è purtroppo successo nel passato con la morte di un paziente". Recentemente ammodernato e sdoppiato nell'Spdc di Cagliari si devono garantire 15 posti letto per ciascun reparto.
"Negli anni precedenti - proseguono i consiglieri regionali - nel reparto la pratica della contenzione non risulta agli scriventi sia stata applicata e che, quindi, oggi costituisce evidentemente un problema di ordine strategico e culturale e quindi di una pratica (che in tutta Italia viene sempre di più eliminata) che continua a resistere nonostante la positiva trasformazione logistica del reparto". Gli esponenti del Pd hanno così chiesto all'Assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, di effettuare un monitoraggio sulla situazione del reparto, ma anche "se corrisponde al vero la notizia che i Centri pubblici territoriali per la Salute mentale, atti evidentemente a diminuire i ricoveri e a servire i cittadini con disagio mentale nei momenti di crisi ed evitate l'ingolfamento degli SPDC, sono stati depotenziati con una riduzione dell'orario di servizio (da 24 ore su 24 a servizio esclusivamente diurno)". (fp)
(3 agosto 2010)
Troverete questa notizia cliccando su questo link: Sardegna News
CAGLIARI - Torna in Sardegna l'incubo delle contenzioni fisiche. Dopo la tragedia di qualche anno fa, con la morte dell'ambulante Giuseppe Casu, stroncato da una trombo-embolia polmonare dopo sette giorni consecutivi di contenzione, legato con le cinghie nel letto del reparto psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari (episodio su cui sono ancora in corso due processi nelle aule del Tribunale di Cagliari), nell'Isola riesplode il caso dei metodi utilizzati nei Servizi psichiatrici diagnosi e cura sardi. Con un'interrogazione urgente presentata in Consiglio regionale, quattro esponenti del Partito democratico (Marco Espa, Mario Bruno, Pierluigi Caria e Valerio Meloni) hanno puntato nuovamente i fari sulla questione, dopo che in precedenza già Gisella Trincas (responsabile dell'associazione che rappresenta i familiari dei pazienti psichiatrici) era tornata sull'argomento.
"Avendo appreso che nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari - scrivono nell'interrogazione - sembra si pratichi tuttora la contenzione nei confronti di pazienti ricoverati in trattamento sanitario obbligatorio, con i gravi rischi che tale pratica può comportare, oggettivamente per la vita delle persone. Stando all'evidenza di ciò che è purtroppo successo nel passato con la morte di un paziente". Recentemente ammodernato e sdoppiato nell'Spdc di Cagliari si devono garantire 15 posti letto per ciascun reparto.
"Negli anni precedenti - proseguono i consiglieri regionali - nel reparto la pratica della contenzione non risulta agli scriventi sia stata applicata e che, quindi, oggi costituisce evidentemente un problema di ordine strategico e culturale e quindi di una pratica (che in tutta Italia viene sempre di più eliminata) che continua a resistere nonostante la positiva trasformazione logistica del reparto". Gli esponenti del Pd hanno così chiesto all'Assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, di effettuare un monitoraggio sulla situazione del reparto, ma anche "se corrisponde al vero la notizia che i Centri pubblici territoriali per la Salute mentale, atti evidentemente a diminuire i ricoveri e a servire i cittadini con disagio mentale nei momenti di crisi ed evitate l'ingolfamento degli SPDC, sono stati depotenziati con una riduzione dell'orario di servizio (da 24 ore su 24 a servizio esclusivamente diurno)". (fp)
(3 agosto 2010)
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