mercoledì, giugno 22, 2016
Dieci lunghi anni
lunedì, gennaio 25, 2016
Cassazione, siamo giunti al termine dell'iter giudiziario
Non ho voglia di commentare, vi ho inserito gli ultimi articoli che sintetizzano il tutto.
Per il resto, preferisco solo riportare i miei pensieri in uno degli ultimi interventi pubblici dell'anno appena trascorso.
E da persona consapevole della realtà preferisco rimanere come Don Chisciotte un idealista.
lunedì, marzo 31, 2014
MALASANITÀ
Legato, sedato e infine ucciso
L'assurda morte di Giuseppe Casu
per trattamento sanitario obbligatorio
Un uomo è morto dopo sette giorni di ricovero nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Cagliari. Ora i giudici d'appello hanno confermato l'assoluzione dei medici. Scrivendo però che si tratta di un "macroscopico caso di malasanità". E la figlia chiede: "Diventi un esempio". Perché non si ripetano vicende come questa
di Francesca SironiPer continuare a leggere l'articolo di seguito il link dell'Espresso:http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/03/21/news/la-multa-il-ricovero-la-morte-legato-cosi-un-tso-ha-ucciso-giuseppe-casu-1.158104
mercoledì, febbraio 26, 2014
Il nodo della contenzione in psichiatria tra gestione della sicurezza, diritti del paziente e “inconscio istituzionale”
25 Febbraio 2014 Nota a Tribunale di Cagliari, sez. Gip, sent. 17 luglio 2012, Giud. Casula
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" ..9. Il protrarsi della contenzione per una
settimana, come nella tragica vicenda della morte di Giuseppe Casu,
induce il sospetto che qualcosa possa non aver correttamente funzionato
nella gestione del paziente. Per quali ragioni, ad esempio,
sarebbe stato tenuto costantemente legato al letto, sebbene, come
risulta dalle testimonianze, egli alternava momenti di tranquillità a
momenti di aggressività, e nonostante le sue condizioni consentissero
agli infermieri di "scontenerlo" temporaneamente per accompagnarlo in
bagno per le operazioni di lavaggio?"
"Qualsiasi
ricostruzione della giustificazione della contenzione meccanica
coerente con le garanzie costituzionali della libertà personale non può
che presupporre come ulteriore condizione di legittimità la brevità
della "blocco del corpo" del paziente
psichiatrico. Illegittimo è il protrarsi di una limitazione della
libertà personale fuori dai casi espressamente autorizzati dalla legge
dello Stato e la cui ammissibilità non sia stata confermata da un
provvedimento dell'autorità giudiziaria. Per quanto non si possa
stabilirne a priori la durata massima, la legatura doverosa del paziente
in situazioni di stretta necessità non può che avere una durata
limitata per il tempo strettamente necessario alla risoluzione delle
condizioni che l'hanno motivata[8]. Quando la contenzione non resta
circoscritta a pochi momenti necessari, a una breve fase di passaggio
indispensabile per calmare il paziente (ad esempio, per somministrare un
farmaco), diventa strumento illegittimo e configura il delitto di
sequestro di persona."
" ...Legare
il paziente al letto è una scelta niente affatto ineluttabile come
dimostra l'esistenza in Italia (e all'estero) di Spdc che, oltre a
lavorare con le porte del reparto aperte, rifiutano altresì la
contenzione; e ciò non per ragioni ideologiche, ma
per precise necessità terapeutiche, oltre che ovviamente per rispetto
della dignità umana e dei diritti fondamentali del sofferente
psichico[10]. I servizi no restraint non costituiscono esperienze
pionieristiche e isolate nel panorama nazionale e internazionale, ma
rappresentano modelli di buon operatività basati sull'esperienza e che
vanno radicandosi anche in realtà metropolitane di grandi dimensioni,
presumibilmente uguali per tipologia di utenza ai servizi in cui la
contenzione si pratica[11]. Questi Spdc hanno fondato lo scorso novembre
2013 l'associazione "Club degli SPDC no restraint"[12].
"Dalla
sentenza non è dato evincere quali procedure o accorgimenti operativi
ed organizzativi e quali interventi siano stati adottati e messi in atto
dai sanitari per tentare di slegare il paziente. Si apprende piuttosto
un dato che appare alquanto inquietante,
emerso dalla testimonianza di un medico della reparto, confermata dal
direttore del Spdc, secondo cui « la pratica della "contenzione fisica"
anche oltre le 48 ore era frequente in quel reparto che presentava
problemi legati al sovraffollamento, atteso che il numero dei pazienti
ricoverati era di gran lunga eccedente quello massimo stabilito dai
regolamenti mentre quello del personale infermieristico era inferiore a
quello necessario ».
"Si tratta di una dichiarazione rilevante che fa luce su una prassi allarmante diffusa nel reparto e solleva la delicatissima questione, che nella sentenza appare solo marginalmente sfiorata, se il protrarsi della contenzione meccanica di Giuseppe Casu sia stata o meno parte di una terapia avente prevalentemente carattere di contenimento routinario."
Di sotto il link per leggere tutto l'articolo
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venerdì, dicembre 13, 2013
DEPOSIZIONE MOTIVAZIONI SENTENZA SECONDO GRADO SULLE CAUSE DI MORTE
Oggi 13/12/2013 depositata la sentenza del secondo grado di giudizio sulle cause di morte di mio padre, la commissione dice:
"E' INTIMA CONVINZIONE DEL COLLEGIO CHE LA MORTE DI CASU SIA STATA CAUSATA DALLA CONDOTTA GRAVEMENTE COLPOSA DEGLI IMPUTATI ( GIAMPAOLO TURRI, MARIA ROSARIA CANTONE ) MA L'IMPOSSIBILITA' DI STABILIRE LE CAUSE DELLA MORTE PER LA SOPRAVVENUTA SPARIZIONE DEI REPERTI ANATOMICI NON CONSENTE DI DARE UN COLLEGAMENTO DI CAUSA ED EFFETTO TRA LA CONDOTTA COLPOSA DEI MEDICI E L'EVENTO!
Tg sardegna, minuto 9 circa, deposizione motivazioni sentenza casu
Assolti per la morte in Psichiatria
"ma macroscopico caso di malasanità"
martedì, aprile 30, 2013
Cagliari, reperti autopsia spariti: condannato il primario di Ss. Trinità
venerdì, ottobre 22, 2010
L'ambulante morto, accusati di sequestro i medici
giovedì, settembre 30, 2010
Ultime novità...
I periti del tribunale confermano la tesi accusatoria del pubblico ministero
" Casu è morto perchè legato al letto"
Cagliari. Sembrava un processo destinato a chiudersi con l'assoluzione degli imputati, ma ore è arrivata la relazione elaborata dai periti del tribunale a gettare una cupa ombra accusatoria sui due medici che il pm Giangiacomo Pilia ritiene responsabili della morte di Giuseppe Casu, il fruttivendolo di Quartu Sant'Elena morto il 22 giugno 2006 nel servizio di psichiatria dell'ospedale Santissima Trinità dopo sei giorni di contenzione fisica e trattamente farmacologico.
I periti Rita Celli, Guglielmo Occhionero e Elda Feyles, nominati dal giudice monocratico Simone Nespoli, confermano – secondo l'Agenzia Italia, che ha anticipato la notizia - la tesi dell'accusa e fanno riferimento a "una contenzione troppo prolungata e un decesso, causato da un evento cardiaco acuto, prevedibile e prevenibile".
La vicenda è nota. Casu arrivò a Is Mirrionis per un trattamento sanitario obbligatorio disposto dal sindaco di Quartu ed eseguito in piazza IV Novembre il 16 giugno 2006.
Era molto agitato e secondo i medici in preda a crisi difficili da gestire che lo rendevano violento e pericoloso, per se e per i medici.
Per questo fu legato al letto. Morì per "insufficienza cardiaca correlabile ad un'aritmia, evento compatibile con gli effetti collaterali dell'azione del principio attivo dell'aldoperidolo" scrivono i periti del tribunale nella relazione di 55 pagine depositata ieri mattina e che sarà disussa in aula il prossimo 11 ottobre: "Fu la carenza organizzativa – si legge nel documento – tradottasi in un difetto di assistenza nella fase diagnostica, a determinare il decesso e per tanto è da riconoscersi la responsabilità in capo ai curanti del predetto servizio nel determinismo dell'evento. Evento di per se stesso, data la natura del trattamento psicofarmacologico, prevedibile e prevenibile".
Proseguono i periti: "Nel caso del paziente Casu, non ricorre quasi mai il requisito dell'attualità del pericolo di vita che avrebbe motivato una contenzione – spiegano riguardo alla necessità di tenerlo legato al letto – perchè il paziente delirava e dunque al più avrebbe delirato con maggiore intensità. E non risulta in letteratura che mai nessuno sia morto per delirio o allucinazioni".
Le conclusioni sono queste: "Costringere a letto una persona non è un atto medico salvo pericolo attuale di vita e non sono giustificabili interventi preventivi".
domenica, agosto 08, 2010
giovedì, agosto 05, 2010
CAGLIARI, TORNA L'INCUBO DELLE CONTENZIONI FISICHE. INTERROGAZIONE
CAGLIARI - Torna in Sardegna l'incubo delle contenzioni fisiche. Dopo la tragedia di qualche anno fa, con la morte dell'ambulante Giuseppe Casu, stroncato da una trombo-embolia polmonare dopo sette giorni consecutivi di contenzione, legato con le cinghie nel letto del reparto psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari (episodio su cui sono ancora in corso due processi nelle aule del Tribunale di Cagliari), nell'Isola riesplode il caso dei metodi utilizzati nei Servizi psichiatrici diagnosi e cura sardi. Con un'interrogazione urgente presentata in Consiglio regionale, quattro esponenti del Partito democratico (Marco Espa, Mario Bruno, Pierluigi Caria e Valerio Meloni) hanno puntato nuovamente i fari sulla questione, dopo che in precedenza già Gisella Trincas (responsabile dell'associazione che rappresenta i familiari dei pazienti psichiatrici) era tornata sull'argomento.
"Avendo appreso che nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari - scrivono nell'interrogazione - sembra si pratichi tuttora la contenzione nei confronti di pazienti ricoverati in trattamento sanitario obbligatorio, con i gravi rischi che tale pratica può comportare, oggettivamente per la vita delle persone. Stando all'evidenza di ciò che è purtroppo successo nel passato con la morte di un paziente". Recentemente ammodernato e sdoppiato nell'Spdc di Cagliari si devono garantire 15 posti letto per ciascun reparto.
"Negli anni precedenti - proseguono i consiglieri regionali - nel reparto la pratica della contenzione non risulta agli scriventi sia stata applicata e che, quindi, oggi costituisce evidentemente un problema di ordine strategico e culturale e quindi di una pratica (che in tutta Italia viene sempre di più eliminata) che continua a resistere nonostante la positiva trasformazione logistica del reparto". Gli esponenti del Pd hanno così chiesto all'Assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, di effettuare un monitoraggio sulla situazione del reparto, ma anche "se corrisponde al vero la notizia che i Centri pubblici territoriali per la Salute mentale, atti evidentemente a diminuire i ricoveri e a servire i cittadini con disagio mentale nei momenti di crisi ed evitate l'ingolfamento degli SPDC, sono stati depotenziati con una riduzione dell'orario di servizio (da 24 ore su 24 a servizio esclusivamente diurno)". (fp)
(3 agosto 2010)
Troverete questa notizia cliccando su questo link: Sardegna News
martedì, giugno 22, 2010
Tratto da una lettera ricevuta...
...
Scusaci se non siamo stati capaci di farlo. Credo, sig Casu, che il miglior modo per non dimenticare, sia ricordarti non come “l’ultimo ambulante abusivo di Quartu” ma piuttosto come l’ultima persona a cui è stata negata la dignità di essere rispettata nella sua fragilità. Non vorremmo più leggere articoli di morte, di malasanità ma piuttosto storie di vita che parlano di persone, e credo ce ne siano tante, che dall’esperienza di sofferenza mentale, cominciano un percorso di cura e riabilitazione che non preveda solo i farmaci ma anche sostegni reali alle loro famiglie, al diritto ad un lavoro e ad una casa. In fondo, il diritto a non lasciarsi morire piano piano, pur senza contenzione, a causa della nostra piccola o grande indifferenza.
Grazie, chiunque tu sia...anche da parte di mio padre
giovedì, giugno 17, 2010
Interpellanza comunale del 06.09.06
martedì, maggio 11, 2010
La storia di Luca Gambini
Mi chiamo Cristina Gambini. Vivo in provincia di Perugia e tempo fa ho contattato Natascia perchè ci accomuna la triste vicenda.
Infatti il 30 dicembre 2007 ho perso mio fratello, Luca, di 29 anni, morto ammazzato nel reparto di psichiatria di Perugia.
Vi segnalo il sito che ho realizzato in sua memoria http://www.iolucagambini.it
Siamo stati a Mi Manda Rai Tre il 20 marzo 2009.
Come potrete leggere nel sito, per la morte di mio fratello erano indagati sei operatori sanitari (il primario, un altro medico e 4 infermieri), tutti indagati per cooperazione in omicidio colposo per negligenza, imprudenza e imperizia e violazioni delle leggi mediche.
Dopo varie udienze, a metà marzo di quest'anno, (nel sito manca quest'ultima informazione -stò comunque provvedendo), il Giudice per le udienzi preliminari, ha deciso di condannare il primario (l'unico che ha chiesto il rito abbreviato) a 8 mesi, ha deciso di ASSOLVERE l'altro medico e 3 infermieri, e ha disposto il rinvio a giudizio del quarto infermiere.
Il Pubblico Ministero aveva invece chiesto la condanna a 3 anni, ridotti a 2 anni visto il rito abbreviato, per il primario e il rinvio a giudizio degl'altri 5 indagati.
Ora dovremo aspettare metà giugno per poter conoscere i motivi di tale decisione del giudice, che a noi appare ingiusta e non "educativa" circa l'operato dei sanitari viste le varie mancanze constate anche dai consulenti del giudice.
Che dire, sono queste tragedie che ti segnano per sempre, ed è dura andare avanti anche se si deve farlo.
Sempre più mi sto rendendo conto di quanto questo Paese sia pieno di queste morti ingiuste, senza giustizia.
Nel sito (e/o su youtube) potrete vedere anche la fiaccolata che abbiamo fatto nel mio paese nel 2008. In quell'occasione mio padre disse, che "queste sono morti trasparenti, ma non perchè hanno qualcosa di chiaro, ma perchè nessuno le vede".
Vi prego, leggete la storia di mio fratello, e se potete datene voce sul vostro sito.
Grazie per quello che fate.
Cordiali saluti.
Cristina Gambini
5 maggio 2010
Note:
giovedì, aprile 22, 2010
«Abbiamo visto il video e tutta l'agonia di Franco». Sono quasi le due di notte, tra martedì e mercoledì, quando riceviamo una mail di Vincenzo, cognato di Franco Mastrogiovanni, il maestro anarchico di Castelnuovo Cilento, morto la mattina del 4 agosto scorso "di trattamento sanitario obbligatorio" all'ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dopo aver trascorso oltre novanta ore legato al letto del reparto di psichiatria. «Stasera» ci scrive «per la prima volta e assieme all'avvocato Caterina Mastrogiovanni (cugina di Francesco), ho visto vari files del video ripreso dalle telecamere di sicurezza. Ho visto Francesco che entra vivo nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania alle ore 12 circa del 31 luglio 2009 e ne esce morto il 4 agosto». Solo Vincenzo, della famiglia Mastrogiovanni, ha avuto la forza di guardare il famoso video in cui è stata registrata, minuto per minuto, tutta l'agonia del maestro elementare. Prima di martedì, ci si era limitati a leggere quanto riportato nelle ordinanze emanate dal Giudice per le indagini preliminari e dal Pm. Ora, quanto accaduto, viene raccontato direttamente dai cari di Mastrogiovanni. Un racconto che fa male. «Francesco» continua Vincenzo «dopo circa un'ora dal suo ingresso in reparto, viene legato al letto mentre dorme pesantemente perché qualche minuto prima (ore 12.45 del 31 luglio, ndr) il personale sanitario ha effettuato un'iniezione di farmaci sedativi». Ore 12.55: Francesco è tranquillo, tanto che si prepara il letto da solo. Alle ore 13.08 Francesco finisce di mangiare il cibo che gli viene fornito dall'ospedale e si addormenta, stremato dai medicinali.
È talmente tranquillo, anche se dovremmo dire talmente sedato, che non si rende nemmeno conto di venire legato al letto. Non si accorge nemmeno che gli viene inserito il catetere. «Soltanto una volta sveglio, dopo molte ore» racconta Vincenzo «Francesco tenta di reagire». Razione dettata, come spiega il giudice del riesame nella sua relazione, dallo stato di contenzione e non dalla "patologia".
Nelle novanta ore che lo separano dalla morte, Francesco resta sempre legato, mani e piedi, di giorno e di notte, al letto del reparto. «Viene lasciato completamente solo, con le sue sofferenze» spiega Vincenzo. Non solo. «Nel video non c'è alcuna traccia di visite mediche, di monitoraggio delle funzioni vitali, di rispetto del protocollo in materia di contenzione fisica». Il racconto di Vincenzo si fa sempre più crudo. «Nel video» ci racconta «si vede una persona che soffre, con evidenti difficoltà respiratorie, per quattro giorni. Di personale medico nemmeno l'ombra e solo ad alcune ore dalla morte, avvenuta in completa solitudine, si cerca di rianimare Francesco, al quale mani e piedi verranno slegati solo da morto». Il tutto in attesa del prossimo 28 giugno, giorno in cui inizierà il dibattimento, con giudizio immediato, per i diciotto imputati, tra medici e infermieri, per la morte del maestro "anarchico" di Castelnuovo Cilento. Leggere e ascoltare il racconto dei parenti e sfogliare gli atti con cui il Pubblico Ministero e il Giudice per le Indagini Preliminari hanno disposto il giudizio immediato per i diciotto indagati sono gli ennesimi pugni nello stomaco di questa storia. Giudizio immediato significa essere al cospetto di prova evidente. Ma in questo caso di prove evidenti ce ne sono più di una: dal referto medico del 5 agosto 2009, giorno seguente al decesso di Francesco, alle cartelle cliniche di Mastrogiovanni e del suo compagno di sala ospedaliera. Sfogliando le quindici pagine del decreto, emerge tutta la sofferenza che il personale del reparto di psichiatria del San Luca di Vallo della Lucania, compreso il primario del reparto, ha causato non solo al maestro di Castelnuovo Cilento ma anche ad altri degenti, tra i quali il compagno di stanza di Mastrogiovanni, G.M., che, però, «fortunosamente» spiegano il Gip e il Pm nell'ordinanza «nel corso della notte riusciva a bere dell'acqua da una bottiglia appoggiata su un tavolino, prima avvicinando il tavolino con il piede, poi facendo cadere la bottiglia e, in seguito, addentandola con la bocca e riuscendo in tal modo a bere qualche sorso d'acqua».
Così diciotto persone tra primario, medici e infermieri dovranno presentarsi, alle ore 9,30 del prossimo 28 giugno, al Tribunale di Vallo della Lucania per rispondere di imputazioni tremende: omicidio preterintenzionale, sequestro di persona e falso in atto pubblico.
Ulteriori informazioni, nel filmanto al lato del blog mandato in onda su mi manda rai tre, e il sito del Comitato Verità e Giustizia per Franco, e come sempre nel sito delle Reti invisibili
domenica, aprile 18, 2010
E mentre a Cagliari si è svolta una settimana di appuntamenti di avvicinamento al 25 aprile, con dibattiti, proiezioni, spunti di riflessione, ospiti e confronti sui temi dell'antifascismo, della repressione e del razzismo..." Fascismo oggi significa prevaricazione, privilegio, discriminazione, razzismo, sessismo, omofobia..." ( citando il volantino divulgativo)
Dove il 15 aprile presso la Facoltà di Lettere si è svolto un incontro su psichiatria e repressione sociale con la presenza del comitato Giuseppe Casu, e io stessa, Natascia.
Ringrazio tutti i presenti, per esserci stati, aver ragionato, esserci confrontati, messi in discussione e aver dato un contributo alle spese di questa lotta...
A Pisa il 24 Aprile
Oggetto: omicidi impuniti
ALCUNI DEGLI INNUMEREVOLI FAMIGLIARI DELLE VITTIME DELLO STATO SI INCONTRANO A
PISA.
IL 24 APRILE, ORE 14.00, PIAZZA GUERRAZZI ,"LEO CAFFE' TERRAZZA.
ERAVAMO A LIVORNO IL 16 GENNAIO 2010,RAMIFICATI IN TUTTA ITALIA PORTIAMO
TESTIMONIANZE DI INGIUSTIZIE,BARBARE UCCISIONI,L’INDIFFERENZA DELLE
ISTITUZIONI.
CONTINUIAMO A CHIEDERE VERITA’ PER I NOSTRI CARI .
NON SI PUO DEFINIRE MORTE NATURALE UN CORPO STRAZIATO,IMMERSO NEL SANGUE.
SARANNO PRESENTI:
MARIA CIUFFI per MARCELLO LONZI
MARIA ELIANTONIO per MANUEL ELIANTONIO
ORNELLA GEMINI per NIKI APRILE GATTI
RITA CUCCHI per STEFANO CUCCHI
IDA FRAPPORTI per STEFANO FRAPPORTI
MARIO COMUZZI per GIULIO COMUZZI
FRANCESSK VUCKAJ per BLEDAR VUKAJ
DUILIO RASMAN per RICCARDO RASMAN
FIGLI di ALDO BIANZINO
MARTINA LA PENNA per SIMONE LA PENNA
LUCIA UVA per GIUSEPPE UVA
A Genova invece:
Venerdì 23 aprile ore 18:00
65 anni fa Genova preparava l'insurrezione
appuntamento al Centro Documentazione Carlo Giuliani
Via Monticelli 25 rosso ( civico 9) ingresso libero
mercoledì, aprile 07, 2010
Clicca per ascoltare la puntata o qui o nel link sotto.
http://www.archive.org/details/RadioPressPuntataDiExtra19.02.2010
Per chi avesse perso la puntata di extra andata in onda su radio press il 19 febbraio, ora può ascoltarla direttamente qui, grazie alla gentile concessione della radio e di chi ha caricato la puntata.
Un breve aggiornamento...nel primo procedimento stiamo arrivando alla sentenza di primo grado, il giudice Simone Nespoli, ha nominato dei periti super partes per far luce sulle cause di morte di mio padre...i lavori di perizia si stanno già svolgendo a Torino...sarebbe utile che uno dei nostri periti potesse parteciparvi almeno due giorni...per questo però stiamo raccogliendo fondi...per chi potesse e volesse, troverà al lato del blog le informazioni più dettagliate per contribuire alle spese, buona giornata a tutti
Ieri è andata in onda su Mi manda rai tre una storia simile a quella di mio padre:
Muore dopo essere rimasto per 4 giorni legato al letto di contenzione: è un incredibile video a raccontare le ultime ore di vita di Franco Mastrogiovanni, maestro elementare sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio nell'ospedale psichiatrico di Vallo della Lucania. Le telecamere interne della struttura hanno registrato tutto e sono state determinanti per il rinvio a giudizio di 18 tra medici e infermieri. La famiglia è in studio per chiedere giustizia.




