Questo blog è solo l'inizio di quella che, terminati i gradi giudiziari, diventerà la storia che personalmente racconterò....un libro che è già nella mia testa...
domenica, agosto 08, 2010
giovedì, agosto 05, 2010
CAGLIARI, TORNA L'INCUBO DELLE CONTENZIONI FISICHE. INTERROGAZIONE
Il Pd lancia l'allarme sui metodi utilizzati in uno dei due reparti psichiatrici dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Qualche anno fa, proprio in quel reparto, un paziente era morto dopo un ricovero forzato e sette giorni legato al letto
CAGLIARI - Torna in Sardegna l'incubo delle contenzioni fisiche. Dopo la tragedia di qualche anno fa, con la morte dell'ambulante Giuseppe Casu, stroncato da una trombo-embolia polmonare dopo sette giorni consecutivi di contenzione, legato con le cinghie nel letto del reparto psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari (episodio su cui sono ancora in corso due processi nelle aule del Tribunale di Cagliari), nell'Isola riesplode il caso dei metodi utilizzati nei Servizi psichiatrici diagnosi e cura sardi. Con un'interrogazione urgente presentata in Consiglio regionale, quattro esponenti del Partito democratico (Marco Espa, Mario Bruno, Pierluigi Caria e Valerio Meloni) hanno puntato nuovamente i fari sulla questione, dopo che in precedenza già Gisella Trincas (responsabile dell'associazione che rappresenta i familiari dei pazienti psichiatrici) era tornata sull'argomento.
"Avendo appreso che nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari - scrivono nell'interrogazione - sembra si pratichi tuttora la contenzione nei confronti di pazienti ricoverati in trattamento sanitario obbligatorio, con i gravi rischi che tale pratica può comportare, oggettivamente per la vita delle persone. Stando all'evidenza di ciò che è purtroppo successo nel passato con la morte di un paziente". Recentemente ammodernato e sdoppiato nell'Spdc di Cagliari si devono garantire 15 posti letto per ciascun reparto.
"Negli anni precedenti - proseguono i consiglieri regionali - nel reparto la pratica della contenzione non risulta agli scriventi sia stata applicata e che, quindi, oggi costituisce evidentemente un problema di ordine strategico e culturale e quindi di una pratica (che in tutta Italia viene sempre di più eliminata) che continua a resistere nonostante la positiva trasformazione logistica del reparto". Gli esponenti del Pd hanno così chiesto all'Assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, di effettuare un monitoraggio sulla situazione del reparto, ma anche "se corrisponde al vero la notizia che i Centri pubblici territoriali per la Salute mentale, atti evidentemente a diminuire i ricoveri e a servire i cittadini con disagio mentale nei momenti di crisi ed evitate l'ingolfamento degli SPDC, sono stati depotenziati con una riduzione dell'orario di servizio (da 24 ore su 24 a servizio esclusivamente diurno)". (fp)
(3 agosto 2010)
Troverete questa notizia cliccando su questo link: Sardegna News
CAGLIARI - Torna in Sardegna l'incubo delle contenzioni fisiche. Dopo la tragedia di qualche anno fa, con la morte dell'ambulante Giuseppe Casu, stroncato da una trombo-embolia polmonare dopo sette giorni consecutivi di contenzione, legato con le cinghie nel letto del reparto psichiatrico dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari (episodio su cui sono ancora in corso due processi nelle aule del Tribunale di Cagliari), nell'Isola riesplode il caso dei metodi utilizzati nei Servizi psichiatrici diagnosi e cura sardi. Con un'interrogazione urgente presentata in Consiglio regionale, quattro esponenti del Partito democratico (Marco Espa, Mario Bruno, Pierluigi Caria e Valerio Meloni) hanno puntato nuovamente i fari sulla questione, dopo che in precedenza già Gisella Trincas (responsabile dell'associazione che rappresenta i familiari dei pazienti psichiatrici) era tornata sull'argomento.
"Avendo appreso che nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura 1 di Cagliari - scrivono nell'interrogazione - sembra si pratichi tuttora la contenzione nei confronti di pazienti ricoverati in trattamento sanitario obbligatorio, con i gravi rischi che tale pratica può comportare, oggettivamente per la vita delle persone. Stando all'evidenza di ciò che è purtroppo successo nel passato con la morte di un paziente". Recentemente ammodernato e sdoppiato nell'Spdc di Cagliari si devono garantire 15 posti letto per ciascun reparto.
"Negli anni precedenti - proseguono i consiglieri regionali - nel reparto la pratica della contenzione non risulta agli scriventi sia stata applicata e che, quindi, oggi costituisce evidentemente un problema di ordine strategico e culturale e quindi di una pratica (che in tutta Italia viene sempre di più eliminata) che continua a resistere nonostante la positiva trasformazione logistica del reparto". Gli esponenti del Pd hanno così chiesto all'Assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, di effettuare un monitoraggio sulla situazione del reparto, ma anche "se corrisponde al vero la notizia che i Centri pubblici territoriali per la Salute mentale, atti evidentemente a diminuire i ricoveri e a servire i cittadini con disagio mentale nei momenti di crisi ed evitate l'ingolfamento degli SPDC, sono stati depotenziati con una riduzione dell'orario di servizio (da 24 ore su 24 a servizio esclusivamente diurno)". (fp)
(3 agosto 2010)
Troverete questa notizia cliccando su questo link: Sardegna News
martedì, giugno 22, 2010
Tratto da una lettera ricevuta...
Caro Giuseppe,anzi, signor Giuseppe Casu. Io non ti ho mai conosciuto di persona. Ma non faccio alcuna fatica a immaginarti come un normale signore sessantenne, con le tue rughe scolpite da sessant’ anni di sole e di vento che nella nostra Sardegna da sempre ci accompagnano. Potresti assomigliare a mio padre, per esempio. Perciò per me è facile pensare ad un signore brunito con i suoi tanti anni di fatica, di padre, di uomo che in Sardegna ha vissuto, ha gioito e pianto e che quattro anni fa, esattamente quattro anni fa, il 22 Giugno 2006, è stato lasciato morire in un letto di un servizio psichiatrico di Cagliari, legato e sedato. Per sette giorni e sette notti.Voglio dirti che la tua morte che per taluni sarebbe dovuta essere una morte silenziosa, normale, anonima (come la tua vita forse..) la tua morte dicevo…io credo, abbia cambiato molte cose nel modo di pensare i servizi della salute mentale nella nostra regione. Tua figlia ed il Comitato che cerca Verità e Giustizia per la tua morte assurda ed inumana, riescono ancora oggi a distanza di quattro anni, a rendere viva la tua vicenda di uomo violato nei diritti e soprattutto nel bene supremo della vita. E’giusto dunque non dimenticare. Io, da cittadina di questa terra, non voglio dimenticare. Non voglio abituarmi all’idea che ogni giorno in questa città, in questa regione, decine di persone si rivolgono a medici che dovrebbero avere maggior cura della salute mentale dei propri pazienti, e che rischiano di trovare tra i tanti psichiatri scrupolosi, operatori stanchi, demotivati ed in fondo disattenti ai loro bisogni. Vorrei che questi operatori facessero il loro mestiere d’aiuto non per mero compito istituzionale o per non rischiare una denuncia. Vorrei che vedessero negli occhi di ogni paziente una persona, nella sua interezza, nella sua fragilità ed unicità.
...
Scusaci se non siamo stati capaci di farlo. Credo, sig Casu, che il miglior modo per non dimenticare, sia ricordarti non come “l’ultimo ambulante abusivo di Quartu” ma piuttosto come l’ultima persona a cui è stata negata la dignità di essere rispettata nella sua fragilità. Non vorremmo più leggere articoli di morte, di malasanità ma piuttosto storie di vita che parlano di persone, e credo ce ne siano tante, che dall’esperienza di sofferenza mentale, cominciano un percorso di cura e riabilitazione che non preveda solo i farmaci ma anche sostegni reali alle loro famiglie, al diritto ad un lavoro e ad una casa. In fondo, il diritto a non lasciarsi morire piano piano, pur senza contenzione, a causa della nostra piccola o grande indifferenza.
Grazie, chiunque tu sia...anche da parte di mio padre
...
Scusaci se non siamo stati capaci di farlo. Credo, sig Casu, che il miglior modo per non dimenticare, sia ricordarti non come “l’ultimo ambulante abusivo di Quartu” ma piuttosto come l’ultima persona a cui è stata negata la dignità di essere rispettata nella sua fragilità. Non vorremmo più leggere articoli di morte, di malasanità ma piuttosto storie di vita che parlano di persone, e credo ce ne siano tante, che dall’esperienza di sofferenza mentale, cominciano un percorso di cura e riabilitazione che non preveda solo i farmaci ma anche sostegni reali alle loro famiglie, al diritto ad un lavoro e ad una casa. In fondo, il diritto a non lasciarsi morire piano piano, pur senza contenzione, a causa della nostra piccola o grande indifferenza.
Grazie, chiunque tu sia...anche da parte di mio padre
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