Questo blog non è che l'inizio, la traccia, una documentazione, di quella che, un giorno, terminati i gradini giudiziari, diventerà una storia che io personalmente racconterò....un libro che è già nella mia testa...

martedì, aprile 30, 2013


Cagliari, reperti autopsia spariti: condannato il primario di Ss. Trinità

Articolo pubblicato il 30 aprile 2013
aula-tribunale
Condannato il primario a 3 anni e 3 mesi, pena ridotta ad un anno per il tecnico di laboratorio, e diecimila euro di anticipo sul risarcimento alle parti civili. E’ la sentenza d’appello pronunciata nei confronti del primario di anatomia patologica dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari, Antonello Maccioni, e del tecnico di laboratorio Stefano Esu. Ribaltato il giudizio di primo grado – così come chiesto dall’accusa – che aveva assolto il primo e condannato il secondo ad un anno e otto mesi. Per Maccioni l’accusa era quella di soppressione di parti di cadavere, frode processuale, favoreggiamento e falso (da cui è stato assolto), nella vicenda della sparizione dei reperti autoptici dell’ambulante quartese Giuseppe Casu, morto nel 2006 dopo sette giorni di ricovero e contenzione nel reparto psichiatrico dell’ospedale. Ridotta ad un anno la condanna di Esu per falso ideologico. Emozionata la figlia del commerciante deceduto, presente in aula. Per quei fatti, sempre in primo grado, il Tribunale di Cagliari aveva assolto dall’accusa di omicidio colposo Giampaolo Turri e Maria Cantone, i due medici del reparto di psichiatria del Santissima Trinità. Anche quella sentenza è stata appellata e attende di essere discussa.

venerdì, ottobre 22, 2010

L'ambulante morto, accusati di sequestro i medici

Finite le indagini del terzo procedimento penale...un nuovo capo d'imputazione per i 7 medici imputati....sequestro di persona e abuso di potere...leggete tutto l'articolo nel seguente link:

giovedì, settembre 30, 2010

Ultime novità...

La Nuova Sardegna 29 settembre 2010


I periti del tribunale confermano la tesi accusatoria del pubblico ministero
" Casu è morto perchè legato al letto"

Cagliari. Sembrava un processo destinato a chiudersi con l'assoluzione degli imputati, ma ore è arrivata la relazione elaborata dai periti del tribunale a gettare una cupa ombra accusatoria sui due medici che il pm Giangiacomo Pilia ritiene responsabili della morte di Giuseppe Casu, il fruttivendolo di Quartu Sant'Elena morto il 22 giugno 2006 nel servizio di psichiatria dell'ospedale Santissima Trinità dopo sei giorni di contenzione fisica e trattamente farmacologico.
I periti Rita Celli, Guglielmo Occhionero e Elda Feyles, nominati dal giudice monocratico Simone Nespoli, confermano – secondo l'Agenzia Italia, che ha anticipato la notizia - la tesi dell'accusa e fanno riferimento a "una contenzione troppo prolungata e un decesso, causato da un evento cardiaco acuto, prevedibile e prevenibile".
La vicenda è nota. Casu arrivò a Is Mirrionis per un trattamento sanitario obbligatorio disposto dal sindaco di Quartu ed eseguito in piazza IV Novembre il 16 giugno 2006.
Era molto agitato e secondo i medici in preda a crisi difficili da gestire che lo rendevano violento e pericoloso, per se e per i medici.
Per questo fu legato al letto. Morì per "insufficienza cardiaca correlabile ad un'aritmia, evento compatibile con gli effetti collaterali dell'azione del principio attivo dell'aldoperidolo" scrivono i periti del tribunale nella relazione di 55 pagine depositata ieri mattina e che sarà disussa in aula il prossimo 11 ottobre: "Fu la carenza organizzativa – si legge nel documento – tradottasi in un difetto di assistenza nella fase diagnostica, a determinare il decesso e per tanto è da riconoscersi la responsabilità in capo ai curanti del predetto servizio nel determinismo dell'evento. Evento di per se stesso, data la natura del trattamento psicofarmacologico, prevedibile e prevenibile".
Proseguono i periti: "Nel caso del paziente Casu, non ricorre quasi mai il requisito dell'attualità del pericolo di vita che avrebbe motivato una contenzione – spiegano riguardo alla necessità di tenerlo legato al letto – perchè il paziente delirava e dunque al più avrebbe delirato con maggiore intensità. E non risulta in letteratura che mai nessuno sia morto per delirio o allucinazioni".
Le conclusioni sono queste: "Costringere a letto una persona non è un atto medico salvo pericolo attuale di vita e non sono giustificabili interventi preventivi".